Wines of Altitude

Wines of Altitude

Castello di Albola si estende per oltre 900 ettari, di cui 98 vitati e gode di una posizione d’eccellenza tra le più alte colline del Chianti Classico. Qui, i suoli si caratterizzano per due forme geologiche differenti, una è l’alberese e l’altra il galestro: questo oltre ad assicurare un ottimo drenaggio dei terreni conferisce particolare mineralità e sapidità ai vini. Le vigne, un vero e proprio patrimonio per la cultura locale, sono collocate, in territori caratterizzati da forti pendenze, tra i 350 e 650 metri s.l.m. e godono di importanti escursioni termiche e di un microclima ideale per la produzione di vini d’eccellenza. I vigneti storici di Selvole, Capaccia, Madonnino, Ellere, Marangole, Mondeggi, Sant’Ilario e Acciaiolo sono disposti ad un’altitudine tra i 350 metri e i 550 metri e prendono luce, come si dice in Chianti, “da sole a sole”. Il vigneto simbolo di Albola è sicuramente la vigna Il Solatio che si inerpica su di una pendenza mozzafiato su un terreno di sasso tra i 550 e i 580 metri. Infine oltre i 580metri, ci sono le altissime vigne di Chardonnay. Proprio queste altitudini elevate danno vita a vini d’eccellenza, unici nel loro genere, che continuano a ricevere ambiti riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Il vitigno principe è il Sangiovese, anzi, il clone di Sangioveto che è l’antico nome del Sangiovese grosso di Toscana, il simbolo del Chianti Classico. Un vitigno a bacca rossa di maturazione tardiva, la cui vendemmia si svolge tra la prima e la seconda decade di ottobre.

Oltre al Sangiovese, esteso su circa il 90% della superficie vitata di Castello di Albola, si coltiva anche l’altra prestigiosa “bacca rossa”, il Cabernet Sauvignon, utilizzato per produrre il Super Tuscan Acciaiolo ed il Canaiolo che rappresenta un ulteriore timbro di autoctonia dei vini di questa tenuta. Nelle prestigiose vigne della tenuta sono coltivate anche le uve bianche dello Chardonnay, del Trebbiano e della Malvasia del Chianti Classico, indispensabili queste ultime due, per produrre il raro Vinsanto di Castello di Albola, ulteriore firma di toscanità. Per garantire un corretto e longevo mantenimento, le vigne sono coltivate a cordone speronato e guyot. Per la tutela di questo territorio, vi è un costante rinnovamento degli impianti con un’età media che conta circa vent’anni. La sperimentazione agronomica e viticola è continua ed è condotta anche in collaborazione con il Ministero delle Risorse Agricole e con il Consorzio del Chianti Classico. I maestosi vigneti, come dei veri e propri gioielli da custodire, sono circondati da uno scrigno di boschi di querce e da antichi alberi d’ulivo. Le vigne, infatti, sono attorniate da selve di querce e roverelle, punteggiate da altissimi cipressi e contornate da oliveti bellissimi dove si coltivano le cultivar di Frantoio, Leccino e Moraiolo, il blend più tipico del grande extravergine Dop di queste terre.

Nelle prestigiose vigne della tenuta sono coltivate anche le uve bianche dello Chardonnay, del Trebbiano e della Malvasia del Chianti Classico, indispensabili queste ultime due, per produrre il raro Vinsanto di Castello di Albola, ulteriore firma di toscanità. Per garantire un corretto e longevo mantenimento, le vigne sono coltivate a cordone speronato e guyot. Per la tutela di questo territorio, vi è un costante rinnovamento degli impianti con un’età media che conta circa vent’anni. La sperimentazione agronomica e viticola è continua ed è condotta anche in collaborazione con il Ministero delle Risorse Agricole e con il Consorzio del Chianti Classico. I maestosi vigneti, come dei veri e propri gioielli da custodire, sono circondati da uno scrigno di boschi di querce e da antichi alberi d’ulivo. Le vigne, infatti, sono attorniate da selve di querce e roverelle, punteggiate da altissimi cipressi e

contornate da oliveti bellissimi dove si coltivano le cultivar di Frantoio, Leccino e Moraiolo, il blend più tipico del grande extravergine Dop di queste terre."Chiamasi propriamente Albola una piaggia accreditata per i suoi vigneti, dai quali si ottengono forse i migliori vini del Chianti." In realtà però di Albola se ne parlava già molto prima. Questo territorio venne citato per la prima volta in documenti risalenti all’XI secolo: in un documento datato 1010 l’Arcivescovo di Milano Arnolfo II concesse a un tale Gerardo l’affitto per la coltivazione di dieci mansi di proprietà della chiesa milanese. La diocesi tenne in possesso queste terre per circa tre secoli. Poi se ne conosce la dipendenza dalla Badia di Coltibuono.